|
La relazione inizia con la constatazione della difficoltà di definire il significato della parola “modernità” rispetto alla figura e all’opera di Giordano Bruno. Si prende in prima istanza l’idea di periodo storico “moderno e contemporaneo” per collocare Bruno all’interno della cultura rinascimentale italiana, senza tuttavia dimenticare che per lui la figura che aveva dato inizio alla rivoluzione culturale che portava nel mondo moderno era Copernico che, nel 1543, aveva proposto una teoria cosmologica eliocentrica nel suo De revolutionibus.
Senza voler entrare nei dettagli tecnici della cosmologia infinita che Bruno costruisce sulla base dell’eliocentrismo copernicano, la relazione indica alcune importanti conseguenze della nuova omogeneità della sostanza che unisce ogni parte dell’universo infinito bruniano, per poi sollevare il problema (discusso nel nostro periodo dallo storico Thomas Kuhn) delle molteplici ramificazioni delle rivoluzioni cosmologiche, che coinvolgono aree di riflessione apparentemente lontane dalla cosmologia stessa. In particolare la relazione si sofferma sul pensiero di Bruno sui molteplici linguaggi, anche simbolici, che dovevano essere ripensati per esprimere il senso di un nuovo universo infinito. Si arriva così a prendere in considerazione l’arte della memoria di Bruno e i suoi nessi da una parte con sistemi linguistici antichi, profondamente radicati nella psiche europea, ma dall’altra parte con meccanismi logici nuovi che cambieranno i contorni della tradizionale geografia della mente.
La relazione si sofferma poi su una concezione della modernità che si allaccia alla nuova fisica post-einsteiniana, e sviluppa alcune riflessioni su un nuovo modo di leggere alcuni testi di Bruno alla luce di una scienza non più classica e tutta razionale ma di nuovo pervasa da elementi di relativismo concettuale, di scetticismo e di incertezza gnoseologica. E’ in questo contesto che viene sollevata la delicata e discussa questione dell’interesse di Bruno per la magia.
Si conclude con alcune brevi riflessioni sulla vita e sulla morte del filosofo nolano che sottolineano soprattutto la sua lunga ed ostinata, seppure infine fallimentare, ricerca di un’istituzione accademica europea fondata sulla libera circolazione del pensiero e delle idee.
|